sabato 22 dicembre 2012

DICEVANO IO



carne
si allenta e cede
dentro pietre
danzano rapide
luci al neon
libellule elettriche
i fari di un'automobile tagliano il muro
i fatti passano
anche clavicole e ombrelli
anche profumi e mani
stanza tace vuota
silenzio
le dita
le braccia
rami corti d'albero
respira ancora
prima voci e parole certe
poi gelo
nudo avvampa
niente ora incombe
storie attorcigliate scorrono rapide
srotolano via e si dissolvono
chi era?
Dicevano io.

2 commenti:

Aragingo ha detto...

Michel Houellebeque nel suo romanzo "La possibilità di un'isola" affronta questo problema. E' una sorta di staffetta della vita. Nno 1 lascia il posto a Nino 2 e così via in un continuo rinnovarsi di un IO che però, morendo, rinasce.
Molto bello il tuo scritto anche se pervaso di una sadness certamente fuori dai canoni natalizi.

fxg ha detto...

Piove
gocce
stille di vita
che cadono,
s'infrangono
portandosi via essenze di essere.

Piove
mi bagno
di vita,
e scivola in me lo spirito del mondo.

Gocce che scorrono
precipitano in me:
voglia di vita.

Anch'io ci sono.